
Nikolaj Luganskij
Tra i più grandi interpreti rachmaninoviani della sua generazione. Il suo Secondo Concerto di Rachmaninov è una pagina di intimità universale — otto cupe note iniziali che aprono un portale.
Il viaggio della Filarmonica della Scala
in Corea e in Giappone.
Ci sono viaggi che non si misurano in chilometri, ma in risonanze. Non durano quindici giorni, ma attraversano decenni, memorie, continenti interiori.
La tournée della Filarmonica della Scala in Corea e in Giappone nel settembre 2025 — 21.550 chilometri, otto concerti, sette città — appartiene a questa geografia più sottile, quella in cui le rotte della musica coincidono con le rotte dell'anima.
Perché, qualunque sia il mezzo, la musica resta il viaggio più bello.
Il legame tra la Filarmonica e l'Oriente nasce lontano, in una scintilla del 1981, quando l'idea stessa dell'orchestra affiorò durante la prima storica tournée della Scala in Giappone.
Da allora, Giappone e Corea sono tornati a comparire come costellazioni familiari nella storia scaligera: approdi che non solo accolgono, ma restituiscono senso al viaggio.
Durante la prima storica tournée del Teatro alla Scala in Giappone nasce l'idea della Filarmonica. Un'orchestra fondata da un viaggio in Oriente.
Inizia il sodalizio con UniCredit, Main Partner. Una collaborazione che diventerà tra le più longeve della scena culturale italiana.
L'ultima grande tournée asiatica. Diciassette anni di attesa prima del nuovo, atteso ritorno.
Sette città, otto serate. Da Seoul a Osaka, sotto la guida di Myung-Whun Chung. Il viaggio che torna a unire le rotte.
Maestro di levatura mondiale, Myung-Whun Chung è interprete naturale di un dialogo che attraversa i continenti. Coreano di origine, formato nelle grandi sale d'Europa, è il ponte vivente tra l'Oriente e la tradizione sinfonica milanese.
La sua guida ha donato a questo viaggio un significato che va oltre il programma: ritorno, riconoscimento, restituzione. Una bacchetta che parla la lingua di entrambe le culture.
L'architettura specchiata della Busan Concert Hall riflette il cielo prima del concerto. Ogni sala custodisce il silenzio che precede la musica.
Due pianisti, due generazioni, due geografie. L'intesa palpabile con l'orchestra al centro di un viaggio in cui ogni nota è incontro.

Tra i più grandi interpreti rachmaninoviani della sua generazione. Il suo Secondo Concerto di Rachmaninov è una pagina di intimità universale — otto cupe note iniziali che aprono un portale.

Talento giapponese di luminosa eleganza. La sua presenza al fianco della Filarmonica racconta la circolarità del viaggio: la musica europea che torna là dove è amata, custodita, ascoltata con rispetto profondo.
Punti cardinali di una mappa condivisa. Due pagine che parlano dell'anima universale prima ancora di parlare a un pubblico.
Il battito struggente di un addio che diventa rinascita. L'ultima sinfonia di Čajkovskij — la confessione più nuda della musica romantica. Quattro movimenti che attraversano la disperazione, l'illusione, la marcia, il silenzio finale.
Otto cupe note iniziali che sembrano aprire un portale nell'intimità universale. Il concerto più amato del repertorio pianistico — pagine in cui la malinconia russa diventa lingua del mondo intero.
Da Seoul a Osaka, la sinfonia che ha attraversato Corea e Giappone. Ogni concerto un varco, ogni sala una memoria.
Gesti, sguardi, intese. Ciò che resta dietro il sipario — e che spesso vale più dell'applauso.





Le fotografie raccolgono ciò che la musica non dice con le parole — il filo tenace e invisibile che intreccia popoli e latitudini.
Il mecenatismo come co-autore del viaggio: un'alleanza tra artisti, istituzioni e sostenitori che ha reso possibile un patrimonio collettivo.
"Questo libro non è soltanto la memoria di una tournée: è un invito. A credere nella bellezza come orizzonte possibile, nella cultura come spazio di incontro, nella musica come lingua che ci precede e ci unisce."
"Da un palcoscenico all'altro, da un cuore all'altro — finché qualcuno, ascoltando, ritrova in sé la voce del mondo."